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Sistema dei Parchi e delle Riserve Regionali
UN GRANDE PROGETTO ECONOMICO-URBANISTICO POTREBBE PARTIRE DAL SISTEMA DEI PARCHI E DELLE RISERVE REGIONALI DI ROMA

A cura del Consiglierie Oreste Rutigliano, dicembre 2022

Questa è una breve storia di un miracolo avvenuto in Roma e che la Capitale non ha saputo mettere a frutto
 
È una storia che parte dagli inizi degli anni '70.
Roma viene descritta in quel momento come una capitale europea del tutto arretrata nella politica urbanistica ed effettivamente oltre ad altre carenze strutturali il Verde Pubblico è ai minimi termini.
Parte da questo stato di cose un movimento popolare e democratico di dialogo tra i comitati di cittadini e i partiti politici, capaci tutti, chi più e chi meno di porsi all' ascolto.
Inizia nel 1973 questo miracolo che ha rovesciato in positivo l'immagine della città.
Dura dal 1973 al 1997, l'anno in cui viene approvata la c.d. Variante delle certezze.
Il 1973 corrisponde ad una data simbolica, quella della manifestazione popolare per il blocco di ogni edificazione in una area oramai centrale della città estesa per nientemeno che 250 ettari: il comprensorio noto allora come Pineto-Valle dell'Inferno.
Sembra una richiesta fuori da ogni parametro urbanistico e politico.
Effettivamente lo è.
Ma qualcuno inizia a crederci e tra i primi a crederci sono tre Consiglieri Comunali democristiani:
Palombi, De Venezia, ...
Il primo miracolo si concretizza in alcuni anni.
Alla fine il "Pineto" diventa inedificabile e per gran parte anche pubblico.
Oggi chi guarda al settore Ovest della città se dovesse immaginare che tra Trionfale, Balduina, Pineta Sacchetti, Torrevecchia, Boccea e Primavalle dovesse trovare una conurbazione unica caotica e quasi impenetrabile fino al GRA di circa 8 km sentirebbe una sorta di oppressione. Quasi una incapacità stessa di vivere o mentalmente maneggiare una tale continua distesa di abitazioni.
Quella che sembrava utopia si è trasformata in un obiettivo realistico e assolutamente necessario per dare una forma accettabile alla città.

Da allora questa esperienza si trasferisce dentro la Sezione Romana di Italia Nostra, che coinvolge tutta una serie di realtà e movimenti locali sotto il nome di Coordinamento Parchi. (Celso Coppola, li guida e coordina).

Comincia da qui il miracolo di una città, che giovandosi dell'ultimo respiro democratico della prima Repubblica, dal 1980 al 1996 ha saputo accogliere e valorizzare la teoria delle " aree irrinunciabili" di Roma, concepite e poi riconosciute nella peculiarità di territori con massima densità di elementi storici, archeologici, naturalistici, insieme variamente amalgamati.

La teoria nasce e viene coltivata per anni dentro la Sezione romana di Italia Nostra. Si deve precipuamente a due architetti urbanisti e storici del territorio: Caterina Nenni ed Espedito Tempesta.
Vi sono con loro per vissuta esperienza sul campo altri giovani consiglieri della Sezione di Roma di Italia Nostra.
A cominciare da Mirella Belvisi, che proviene dal Comitato di quartiere S. Onofrio, che presidia le sorti della zona Nord del Pineto, lato Via Trionfale.
Fondamentale è il costante sostegno degli articoli di Cederna, che da Presidente della Sezione vive e respira questo lunga e dibattuta elaborazione.
Come non mettere qui una postilla indispensabile:
Antonio Cederna ci aveva preceduto fin dal 1953 con la strenua difesa dei valori storici archeologici dell'Appia Antica.
Divenuta parco regionale già dal 1988.
Una storia, tuttavia diversa, perché combattuta a livello sostanzialmente nazionale. Nei convegni allora appassionati al Ridotto dell'Eliseo intervenivano i Ministri, tale il clamore suscitato dalle richieste, ancora una volta contro le pretese degli allora potentissimi costruttori e il dibattito aveva respiro nazionale ed internazionale poiché ne andava di mezzo la Regina Viarum, conosciuta in tutto il mondo, ed il suo destino.

Una volta consolidate e tra loro sommate queste "aree irrinunciabili" giungono alla prova della Variante di Salvaguardia del 1991. Qui la posta di questa immensa scommessa e' irrevocabilmente sul tavolo di lavoro della politica cittadina.
Per un caso fortunato siedono in Campidoglio Cederna e Rutigliano e la Variante di Salvaguardia al PRG del 1965 riesce a convincere la assise del Consiglio comunale, allorché sindaco e' il socialista Carraro.
Di fatto viene preparata ed approvata da maggioranza ed opposizione, e questo va sottolineato per valutare la temperie di quei tempi, nei quali la forza democratica espressa dalla base cittadina attiva si sposa con il pensiero della classe politica.

Alla Variante di Salvaguardia 6 anni dopo segue la Variante delle Certezze e siamo alla prima Giunta Rutelli.
Con la Variante delle certezze si mette a punto senza infingimenti una vera e propria istruttoria complessiva del sistema dei Parchi regionali urbani. Si perfeziona la precedente Variante ripulendo da previsioni urbanistiche di espansione le aree predestinate a diventare Aree protette.
La Variante giunge prontamente in Regione e questa provvede a legiferare come di sua competenza e vara la legge regionale sui Parchi n 29 del 6 ottobre 1997.
Normativa che individua ed istituisce direttamente, hic et nunc, per legge, in Parchi o Riserve regionali tutte le aree che erano state individuate 15 anni prima come " aree irrinunciabili". Ed alcune minori che nel frattempo si erano aggiunte.

Con la legge del 1997 vennero varati tra Parchi e Riserve in territorio del Comune di Roma 16.800 ha che vengono affidati alla gestione dell'Ente Roma Natura. Ci sono dentro il magico Pineto, La Valle dei Casali, Monte Mario, la Valle dell'Aniene, la Tenuta dei Massimi, la Riserva della Marcigliana e la Riserva delle Tre Decime alcuni Monumenti naturali ed altre piccole aree e sottratti tutti all' inevitabile destino delle costruzioni e del cemento.
Ora tuttavia anche l'atteggiamento dei costruttori è cambiato. Sono consci che la città va divisa tra le necessità residenziali ed il “verde territoriale”. Quello indicato fin dal 1968 dal decreto ministeriale sugli standard urbanistici.
Non si tratta con questi Parchi regionali di "Verde pubblico", e cioè di aree espropriate e confluite nel demanio comunale o regionale, se non in minima parte, ma di Aree protette, nelle quali prosegue al meglio l'attività agricola e con essa viene conservato un paesaggio che sarebbe stato altrimenti cancellato per sempre.

Viene varato con la medesima legge ancora il parco di Veio di 9000 ha, di cui 5000 ha in territorio del Comune di Roma
Ed infine va registrata la istituzione della Riserva Naturale Statale del litorale romano di circa 16.000 ha: 8150 nel Comune di Roma e 7750 nel Comune di Fiumicino. Essa precede di un anno la legge 29/97, e viene istituita dal Ministro dell'Ambiente Mario Pavan con D.M. in data 29 marzo 1996.

Si traggano le conclusioni e con il 1997 Roma conquista circa 25.000 ettari di Aree protette, alle quali vanno aggiunti i 3000 ha del Parco dell'Appia e in termini di contiguità e continuità storica i 7700 della Riserva del litorale a Fiumicino.

In totale tra Roma e Fiumicino in quello che era fino al 1992 un unico Comune di 150.000 ha ora sono presenti 33.000 ha di aree protette. (Non tenendo conto dell'area marina di Tor Paterno di 1350 ha e dell'Appia in Comune di Ciampino e Marino).
 
Nel nostro racconto non possiamo distinguere tra Roma e Fiumicino, poiché la Riserva del Litorale ha poco senso vederla divisa.
Basti considerare che la Riserva unisce Ostia Antica con la città di Portus e con i Porti imperiali di Claudio e Traiano attraverso l'Isola Sacra.
Non e' possibile leggere il litorale romano altro che in modo unitario anche riguardo alla circostanza assai speciale di migliaia di ettari della Bonifica di Maccarese legata strettamente alle sorti del Comune di Roma, che è zona prettamente agricola legatissima alla storia di Roma salvaguardata dalla Riserva.

Si dice ora che Roma sia diventata la città più verde d' Europa.
Chissà! Ma ci siamo certamente vicini!
Come in ogni cambiamento di grande rilievo i primi anni sono stati di grande fervore, per fare i Piani di Assetto e per mettere in campo le attività di gestione con i guardiaparco ed altre attività di fruizione e visita a favore dei cittadini romani.
Poi lunghi anni di stagnazione.
Una burocratizzazione dei sogni.
Di fatto una tutela assicurata, ma priva della parte che si denomina "tutela attiva".
Migliorare, collaborare con i privati proprietari, sostenere e dare nuovo respiro alle attività agricole, realizzare il miglioramento paesaggistico con tante piccole infinite operazioni, mai né concepite né intraprese. E ancora di fatto se non minimamente realizzata la sentieristica, che solo apparentemente è opera minore.
Tutto questo non è avvenuto se non in rare circostanze.
Ci sarà da fare per dare piena attuazione a questo miracolo a questa riforma strutturale per un altro mezzo secolo.

Ma si apre qui, oltre a questi adempimenti, che si sono inariditi, un capitolo assai nuovo e di grande respiro metropolitano e regionale.
Roma ha nel turismo e nel turismo culturale una delle sue risorse fondamentali.
Si può dire che in questa direzione la grande riforma urbanistica del 97, non si sia mai ancora minimamente aperta e confrontata.
I Parchi regionali urbani più importanti si aprono a raggiera verso l'area metropolitana.
Indicano una direzione obbligata per trasformare il turismo regionale e per superare l'handicap del soggiorno troppo breve: quello detratto dal turismo "mordi e fuggi"

Spetta alla Regione, finché può farlo, e male farebbe a delegare queste competenze a Roma Capitale, un compito nuovo ed eccezionale.
Collegare Roma al suo hinterland dove esistono lasciti della sua storia millenaria, altrettanto importanti rispetto a quelli compresi nei confini amministrativi comunali.

Dal centro di Roma devono partire delle direttrici di massima valorizzazione di un patrimonio storico archeologico artistico e naturale, al di là della consueta percezione politica usuale. In una disarticolazione vasta e confusa creata ancora una volta dalla mala urbanistica è venuta meno la capacità di comprensione che un patrimonio che è innanzitutto di epoca archeologica unisce Roma con alcuni centri che già furono Roma, nella circostanza temporale del tragitto percorribile in una giornata, a piedi o con il trasporto trainato da animali.
Perché considerare il Colosseo, i Fori ed il Pantheon senza collegarli con il grande Tempio della Fortuna di Palestrina o con gli archi possenti dei ponti degli Acquedotti Rimani che traversano i valloni tufacei ai piedi dei Monti Tiburtini e dei Monti Prenestini.

E queste direttrici partono proprio dalla continuità tra il Centro storico, i parchi regionali e quanto esiste ed in parte è già protetto nell'hinterland.
Valgano gli esempi più chiari e patrimonio di tutti.
Dal Parco dell'Appia si raggiunge Castelgandolfo, la Villa papale, il lago di Albano, ed ancora la cittadina di Albano. Albano è un contenitore eccezionale di monumenti romani e di attrattive naturalistiche, in pratica raccoglie gran parte del versante occidentale del lago di Albano. Si prosegue per Ariccia con la Villa Chigi con un bosco originario di 50 ettari. Ed ancora verso Genzano ed il lago di Nemi.

Lo abbiamo studiato qui ad Italia Nostra. Si tratta di un itinerario che vede un impegno di almeno 3 giorni intensi e che ruotano tutti lungo l'asse della Via Appia.
Dalla parte opposta il Parco di Veio che conduce lungo l'asse della Francigena al lago di Bracciano ed a Sutri, dove la Riserva regionale dell'antichissima Città di Sutri risplende di necropoli, mitrei, ville ottocentesche e dell'unico anfiteatro scavato direttamente nel tufo. Oltre al centro storico ed al Museo Doebbing.

Ancora lungo la direttrice del Parco dell'Aniene c’è da costruire mediante una operazione urbanistica di valore mondiale un nuovo accesso a Villa Adriana e da qui a Tivoli, a Villa d'Este ad un centro storico di eccezionale valore, cui mai nessuno ha mai messo mano per la sua valorizzazione turistica.
 
Senza considerare il tempio di Ercole vincitore, ultima gemma che il MIBAC ha regalato a quella città incredibile.
 
Potremmo continuare.
Si tratta di aprire nuove vie di visita ragionata e riconsiderare essenzialmente sotto l'aspetto naturale e paesaggistico gli itinerari di visita oggi inquinati da uno sviluppo urbanistico da terzo mondo.

Un' opera grandiosa per la Regione che meriterebbe i fondi di un nuovo PNRR. Per il quale considerati i valori universali contenuti nei citati siti e monumenti si dovrebbe già da domani lavorare con la certezza che l’Europa non potrebbe non concederli.

Crediamo sia palese come con tali operazioni urbanistiche si possa giungere a creare migliaia di nuovi posti di lavoro, facendo di Roma la prima città turistica d' Europa.

E tutto questo mentre a Roma si procede in senso contrario, quasi nella continua contemplazione di un centro che diviene sempre più piccolo e sempre più ostaggio di una concentrazione turistica che lo svuota di funzioni e di diversità.
Dove anzi si assiste alla banalizzazione dei suoi monumenti incastellati in tour ridicoli e stressanti entro i bus turistici a due piani che appestano la città e la vita quotidiana dei romani.
Roma implode su stessa inaridendosi. Il suo strepitoso corredo di città più verde d' Europa è quasi dimenticato.
E non se ne apprezzano le funzioni che vanno ben al di là di una fruizione mai ancora nemmeno raggiunta.

Se è vero che i Parchi oltre che verde salvaguardato sono strutture urbanistiche, non ci si è ancora accorti che sulla base di dette strutture va conformata una nuova Roma che sappia collegarsi al suo stesso patrimonio storico distrutto all' intorno nel grande semicerchio della Valle del Tevere."
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